Vivat Germania latina, Vivat Latinitas teutonica!

Concetta Bianca

Libri copisti e stampatori tra Roma e la Germania



Il 13 luglio 1452, a Roma, Iohannes Lamperti de Rodenberg terminava di trascrivere l'attuale Vat. lat. 1801. E' questo un codice famoso: si tratta della traduzione latina delle Historiae di Tucidite di Lorenzo Valla. Valla, come dichiara nella soscrizione autografa, aveva personalmente rivisto il testo (recognovi), e lo aveva eletto a proprio archetipo, mettendolo a disposizione all'interno della biblioteca pontificia di Niccolò V: da quel codice dovevano essere trascritti gli altri esemplari, realizzando in tal modo il sogno del bibliotecario filologo che emendava i testi, il sogno della biblioteca di Alessandria che raccoglieva testi filologicamente corretti, ed il sogno soprattutto di una raccolta libraria che proprio attraverso un ordinato programma di traduzioni doveva contenere il maggior numero possibile di opere dell'intera umanità. L'eccezionalità della soscrizione ha messo necessariamente in secondo piano altre notazioni che riguardano invece il copista. Innanzi tutto Valla esprimeva la propria soddisfazione per il lavoro di trascrizione ("tam egregie scripsit"), dove forse si intrecciava l'apprezzamento per l'accuratezza del testo con quello per l'eleganza della scrittura che doveva costituire elemento importante per il risultato estetico dell'intera pagina. Ma è lo stesso copista che con molto orgoglio dichiara di avere per primo trascritto il testo appena era terminata la traduzione. Dunque la scelta per così del primo copista, e per di più il copista di un codice che doveva rimanere nella biblioteca pontificia, era segno indiscusso di fiducia e di apprezzamento. Ma un altro copista tedesco, Theodericus Rouer Almanus, nel 1457 dichiarava con orgoglio di aver trascritto la traduzione valliana di Tucidite, che, come si legge nel colophon, era stata tratta "ex primo originali correcto et auscultato per ipsius e greco in latinum traductore": si tratta di un codice conservato a Stoccolma, come ha segnalato Parianne Pade, che fu allestito per Miguel Ferrer, segretario di Callisto III e possessore di un codice con le postille di Valla a Quintiliano.

E' un dato di fatto che a partire dagli anni '50 del Quattrocento il numero dei copisti di origine tedesca aumenta notevolmente, come era di pari passo aumentata la stima e l'apprezzamento. Ciò non significa che copisti tedeschi non avessero mai copiato codici in Italia: è sufficiente un solo esempio, anche precoce (e che vuole essere un omaggio alla città che ospita questo convegno internazionale). Petrus River de Bavaria civitatis Monacensis nel 1403 copiava nella città di Genova un manoscritto oggi perduto perché distrutto nell'incendio di Torino del 1904. E' un dato di fatto che all'interno dei singoli ordini religiosi circolavano libri e circolavano uomini: anche qui solo qualche esempio. Nel 1454 Ambrogio di Melburg copiava i Sermones del francescano Bartolomeo da Pisa (l'attuale Conv. Soppr. G. 1.4000); nel 1474 Walter Lorsch copiava il ms. Conv. Soppr. G. 5.228.

Ma nel valutare i copisti tedeschi qualcosa era cambiato: era cambiato il giudizio su di loro, ed erano cambiati i copisti tedeschi. Le scoperte che Poggio Bracciolini e i suoi amici curiali avevano operato a Costanza, la possibilità che nei monasteri della Germania si potessero scoprire nuovi tesori veniva a ribaltare l'attenzione nei confronti della stessa Germania. "Librarius quidam" scriveva con un certa noncuranza Poggio, come se fosse di secondaria importanza citare i nomi di questi rozzi copisti che sicuramente non avevano ancora aderito alla sua riforma scrittoria; "quidam secretarius cardinalis Ursini" scriveva nel 1426 Guarino a Giovanni Lamola riferendosi al giovane Cusano. Ma il cardinale Giordano Orsini non badava alla scrittura, ma ai testi: così portava da Costanza un codice di Seneca copiato nel 1406 da Guilelmus Hamer (Arch. S. Pietro H 49), faceva trascrivere a Giovanni di Lautenbach un codice di Tertulliano (Conv. Soppr. I.VI.10), conservava gelosamente il codice con le nuove commedie di Plauto, il Vat. lat. 3870.

Questa ricchezza di testi, di là dalla conservazione dei codici, di là dalla scrittura "barbara", era stata pienamente avvertita, e così Niccolò Niccoli con intelligenza stilava il suo Commentarium che consegnava ai cardinali Giuliano Cesarini e Niccolò Albergati a ridosso della partenza per il Concilio di Basilea. Si trattava, come hanno già messo in evidenza le benemerite ricerche di Remigio Sabbadini, di un elenco di testi che, a giudizio del Niccoli, si sarebbero dovuti trovare in quattro monasteri della Germania ed in uno della Danimarca: nella cultura di un Cesarini, studente povero che aveva percorso le tappe del cursus honorum, e nella sensibilità religiosa e culturale di un Albergati che aveva saputo circodarsi di intelligenti segretari, Niccoli aveva individuato il percorso privilegiato per accedere a nuovi testi. Dalla Germania, ad esempio, arrivava a Roma l'attuale Harl. 2480 con i Panegyrici veteres, diretto apografo del codex maguntinus scoperto dall'Aurispa e che il Cusano aveva fatto copiare in Germania da uno scriba tedesco il cui nome rimane sconosciuto. Ma dalla Germania, oltre i libri, arrivavano anche gli uomini. Niccolò Cusano portava a Roma il fratello Giovanni de Cusza, il fedele segretario e notaio Petrus Erchkenz, il magister Fernandus de Roris: costoro non erano certamente copisti di professione, ma non disdegnavano, di collaborare all'arricchimento della biblioteca del cardinale germano. Dalla Germania Bessarione portava a Roma Giovanni Regiomontano, discepolo di Georg Peurbach.

E' un dato di fatto che a partire dal pontificato di Niccolò V la presenza di copisti tedeschi a Roma si intensifica: il già citato Theodoricus nel 1457 trascriveva la traduzione valliana di Tucidite per Michel Ferrer; nel 1465 Iohannes de Groesbeeck trascriveva un codice (oggi a Rieti) con l'Orthographia del Barzizza; Theodoricus Wulf de Lubec nel 1465 trascriveva "in curia Bessarionis" numerosi codici; nel 1482 un altro codice (oggi a Brno) era terminato "in curia romana"da una mano tedesca. Alcuni copisti erano anzi ricercati per la loro eleganza, e tra questi emerge senza dubbio quel Iohannes Caldarifex di Monthabur, cioè Iohann Kessler, che lavorava per il Bessarione, per il cardinale Antonio Della Cerda appassionato bibliofilo, per Juan Carvajal: la conferma dell'apprezzamento per questo copista è fornita proprio dal fatto che i codici da lui copiati erano codici importanti, destinati ad essere abbelliti da altrettanto importanti miniatori. Ma dove avevano imparato questi nuovi copisti a scrivere in modo tanto soddisfacente? Sicuramente in curia. La quasi totalità è infatti registrata in curia. L'attenzione che Niccolò V e Pio II avevano prestato per i paesi della Germania aveva poi di fatto un concreto riscontro nella presenza in curia di chierici e prelati. Quando ancora non si poteva prevedere la fulminante ascesa al soglio pontificio, Tommaso Parentucelli si incontrava con Niccolò Cusano in Germania: a Francoforte il Cusano gli aveva mostrato un codice (l'attuale Cus. 93) con l'Opus de causa Dei di Thomas Bradwardine. In Germania Enea Silvio Piccolomini aveva costruito la sua tormentata vicenda umana e religiosa, e a copisti tedeschi si era rivolto: così ad esempio nel 1437 faceva copiare a Iohannes Werner de Hassia un codice con il De civitate Dei di Agostino (Chigi A V 135) e solo in un secondo momento vi aveva fatto apporre il suo stemma vescovile - tra l'altro una delle prime iniziative da parte di Niccolò V era stata proprio quella di conferire il vescovato di Trieste a Piccolomini che non esitava a dichiarare che era merito del Parentucelli il suo famoso passaggio (cioè l'abbandono della causa dei conciliari per la Chiesa di Roma).

Ci si può chiedere: perché Roma? I rapporti tra la Germania e il Veneto e Bologna, tra la Germania e Pavia, attraverso una fitta rete di studenti, sono stati magistramente messi in luce dal lungo, faticoso e paziente lavoro di Agostino Sottili. La presenza di tedeschi a Roma passa attraverso la curia: ricostruendo la figura di Iohan Roth, ha di recente scritto Sottili: "Roth non si era recato a Roma per ascoltare Valla, ma per ragioni ignote: forse per tentare una carriera in Curia, pur partendo dal basso. Il passaggio da Padova a Roma per acquistare dignità letteraria è un'invenzione. In questa bella favola di vero c'è un periodo di frequenza delle lezioni del Valla nella seconda parte del soggiorno romano e probabilmente la benevolenza di Valla verso questo intelligente chierico tedesco". Se è vero che la curia aveva sempre accolto chierici di varie nationes e se è vero che Roma rappresentava da sempre la normale meta di pellegrinaggi e di richieste di suppliche, qualcosa viene a mutare. Attraverso l'imponente lavoro organizzato dall'Istituto storico tedesco a Roma, cioè il Repertorium germanicum, che ha come fonte principale di spoglio i registri delle suppliche, si va sempre più precisando che molti dei nomi indicati sono poi quelli di persone che rimangono a Roma, e per tutti valga l'esempio di Conradus Swynheym, la cui presenza è registrata in Roma fin dal 1465. A Roma, inoltre, a partire dagli anni '40 è in pieno vigore, anche se era stata fondata a metà del '300, la confraternita di S. Maria dell'Anima, pronta a recare soccorso agli appartenenti della natione germanica: Petrus de Ercklenz, lo stesso Niccolò Cusano, come risulta dai registri, partecipano attivamente alla vita della confraternita stessa, tanto che già nel febbraio 1464 il cardinale si impegnava a costruire il connesso Ospedale di Sant'Andrea dell'Anima, che poi avrebbe realizzato Petrus de Ercklenz nel 1479.

Se i chierici, tedeschi come pure provenienti da altre città, si fermano a Roma, ciò, è dovuto non solo alla teorizzazione della curia come patria comunis, ma anche e soprattutto dal fatto che, nel breve periodo di Innocenzo VII e poi con Martino V, la curia viene presentata consapevolmente come "domicilium sapientiae", come "portum " sicuro, dove i letterati si possano rifugiare.

Per quanto riguarda gli uomini di curia tedeschi, se si mettono a confontro gli abbreviatori sotto il pontificato di Eugenio IV e quelli sotto il pontificato di Sisto IV, come ci indica il prezioso lavoro di Ulrich Schwarz, emerge chiaramente una linea di tendenza: il numero dei chierici tedeschi è fortemente aumentato. In modo analogo l'elenco dei familiari di Sisto IV e quello del cardinale Bessarione sono ricchi di presenze tedesche. Da un lato i Concili di Costanza e di Basilea, dall'altro la questione di un imperatore che ha fortemente bisogno del riconoscimento pontificio, l'avanzata dei Turchi di cui i paesi germanici costituiscono l'ultimo caposaldo, fanno sì che le legazioni in Germania vengano affidate a persone di alto prestigio (sulle orme di Pio II anche il nipote Francesco Todeschini Piccolomini doveva svolgere una memorabile missione con al seguito Giovanni Antonio Campano) in quanto, sempre più, tali legazioni e ambascerie affrontano problemi particolarmente delicati. Quando il cardinale Enea Silvio componeva la Germania, in risposta alla lettera di Martin Mayer, non faceva altro che contrapporsi alle più forti critiche emergenti dall'ambiente ecclesiale tedesco. Quando nel 1459 a Roma il vicario dell città , e precisamente Niccolò Cusano che sostituiva Pio II recatosi al Convegno di Mantova, elaborava insieme con il vescovo Domenico Domenichi una riforma della curia non faceva altro che cercare una strada nuova per una rinnovata immagine della Chiesa. E del resto le polemiche in cui si erano trovati coinvolti Adam Roth e Albrecht von Eyb con le accuse da parte di colleghi, quali Gregor von Heinburg, che fondamentalmente non erano mai stati in Italia e a Roma indicano ancor di più il ruolo svolto dalla curia. Lo studio delle lettere e la pietas non sono in contrasto - risponde Roth - proprio perché in curia gli esempi di vita dotta sono una testimonianza eloquente.

Probabilmente dalla curia dovette partire il maggiore impulso per far insediare a Roma quella che era definita la sancta ars, ovvero la nuova tecnica della stampa con caratteri mobili. Le ipotesi più accreditate che assegnano ora al Cusano ora al Torquemada il merito di aver fatto venire in Italia (ed essenzialmente a Roma) Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz, di là dalla questione specifica, confermano comunque una caratteristica della produzione a stampa romana, quella cioè di essere supportata finanziariamente dai maggiori esponenti della curia e probabilmente dallo stesso pontefice. Ciò non significa che i due prototipografi tedeschi avessero riempito completamente il mercato romano, dove peraltro francesi e belgi si succedevano in un alternarsi di contratti rinnovati e immediatamente sciolti; sembra un dato di fatto che la curia abbia comunque ricoperto un ruolo decisivo fornendo un sostegno economico ad alcune iniziative a stampa. Da questo punto di vista esaltare l'invenzione della stampa significava anche esaltare la natio germanica. Nel suo viaggio a Roma Hartman Schedel prendeva cura nel ricopiare la lista dei prezzi di Sweynheym e Pannartz, ma acquistava anche alcune edizioni romane. Analogamente Giovanni Hinderbach si procurava, proprio durante il suo soggiorno a Roma, alcune edizioni a stampa. Molti dei testi stampati a Roma venivano ripresi e dati alle stampe in Germania: un caso interessante è fornito proprio dalla edizione fatta a Deventer nel 1509 di due orazioni recitate a Roma e a Roma già stampate: si tratta dell'orazione in morte di Innocenzo VIII recitata da Antonello Chierigati insieme con l'orazione per la consacrazione di Alessandro VI recitata da Bernardino Carvajal. Le due orazioni erano riprese perché costituivano, come è esplicitamente dichiarato, un modello di scrittura. Si verificava il caso però che proprio dalla Germania sorgevano i primi contrasti con Roma. Giovanni Regiomontano, nell'illustrare il proprio progetto editoriale, lanciava alcune critiche contro il Bussi; lo stesso Peter Schoffer che si apprestava a stampare le Epistolae di san Girolamo, una edizione complessa che aveva impegnato gli Han e successivamente, in una seconda edizione, lo stesso Giovanni Andrea Bussi, non perdeva l'occasione di lanciare qualche strale, forse motivato da problemi di concorrenza commerciale, nei confronti del Bussi: lo Schoeffer, infatti, invitava il pubblico ad aspettare la imminente pubblicazione a stampa di quest'opera invece che acquistare i fogli sciolti dell'edizione che lo aveva precedetuo, cioè quella del Bussi.

A Roma si stampava qualche libro in tedesco, in primo luogo le numerose edizioni dei Mirabilia Urbis a partire dal 1487; a Roma si stampava nel 1475 la Margarita poetica di Albert von Eyb, ma solo dopo l'editio princeps del 1472 a Norimberga; d'altra parte in Germania, a Colonia, Mainz, si stampavano alcune opere di Pio II. Il primato - in senso temporale - delle edizioni di Pio II spettava infatti proprio alla Germania. Ciò è facilmente comprensibile proprio per l'influenza che il Piccolomini esercitò in Germania, curando gli aspetti pedagogici e quelli più propriamente letterari. Il primato temporale rileva però una costante inquietante. In Germania si stampano di Enea Silvio sia piccoli e brevi testi, destinati alla lettura di intrattenimento, sia numerose bolle. E' a Roma, invece, che vengono stampate dello stesso Enea Silvio le opere ideologicamente più consistenti. In fondo il teorico più tenace della curia come potestas pontificia era proprio il Piccolomini, una immagine però che paradossalmente andava a contrastare con quell'immagine di curia come domicilium sapientiae che era stato per ultimo diffuso da Niccolò V. Tale immagine di curia come"domicilium sapientiae" era entrata nel cuore degli intellettuali, ed ancora a fine Quattrocento molti andavano in curia come ricerca di quel luogo tranquillo dove poter realizzare i propri impegni letterari, non ultimo il Poliziano. Ma proprio mentre quest'immagine trovava un suo spazio, essa veniva radicalemente spazzata via nel momento in cui prevaleva l'opinione che la curia dovesse costituire in primo luogo il supporto ideologico e politico per il pontefice.



Autor (author): Concetta Bianca
Dokument erstellt (document created): 2002-08-13
Dokument geändert (last update): 2002-08-20
WWW-Redaktion (conversion into HTML): Manuela Kahle & Stephan Halder