Cesare Cremonini: volti e maschere di un filosofo scomodo per tre secoli e mezzo

[Testo della relazione tenuta il 27 febbraio 1999]

[Cremoninus corona peripateticorum]

Autore: Heinrich C. Kuhn
Data della pubblicazione nel WWW: 1999-04-12
Data dell'ultima revisione: 1999-04-12


Sig.e, Sig.i,

Vi ringrazio per l'onore di poter parlare del Cremonini qui, a Padova, parlare per un po' più di 40 minuti sulla ricezione di questo filosofo vissuto qui a Padova per un po' più di 40 anni.

Sig.e, Sig.i,

terrò una relazione congeniale al Cremonini o almeno al Cremonini in una delle sue maschere, una relazione congeniale al Cremonini filosofo al cervello pietrificato, al Cremonini nemico del nuovo: terrò una relazione nella quale io non dirò niente di veramente nuovo.

Proverò soltanto a riferirVi qualche riflessione sulle immagini mentali del personaggio Cremonini trovati nella letteratura sul Cremonini. Di questa letteratura emerge un Cremonini a plurimi volti, o, piuttosto, a uno o plurimi volti quasi sempre coperti di una di varie maschere. Emerge un filosofo mascherato e sempre scomodo perché queste maschere spesso non servono solo per giochi carnevaleschi, ma per dare un certo ruolo al Cremonini, che è sempre un Cremonini di coloro che scrivono su di lui. Questo ruolo è spesso un ruolo inquietante, un ruolo che fa di Cremonini un filosofo scomodo, un filosofo scomodo per più di tre secoli e mezzo, un filosofo scomodo anche oggi. Ed anche per questo Cremonini vale essere studiato.

Comincio con la maschera che è forse la maschera più comune con la quale incontriamo il Cremonini:

Maschera prima: La maschera del Cieco

È una maschera prima vecchia, poi non usata, poi molto amata. È una delle maschere applicate già al volto del Cremonini vivente da Paolo Gualdo nelle sue righe sulla reazione (o non-reazione) alle scoperte fatte dal Galilei con il mezzo del cannocchiale. Queste righe, probabilmente sono conosciute da tutti Voi, ma ne cito comunque il secondo brano, cioè quello del 29 Luglio 1611 perché ci offre nuclearmente il Leitmotiv dei testi che costituiscono questa maschera:

Fui uno di questi giorni dal S.r Cremonino, et entrando a ragionare di V.S., io le dissi, così burlando: Il S.r Galilei sta con trepidatione aspettando ch' esca l' opra [!] di V.S. Mi rispose: Non ha occassione di trepidare, perchè io non faccio mentione alcuna di queste sue osservationi. Io risposi: Basta ch' ella tiene tutto l' opposito di quello che tiene esso. O, questo sì disse, non volendo approvare cose di che io non ne ho cognitione alcuna, nè l' ho vedute. Questo è quello, dico, c' ha dispiacciuto al S.r Galilei, ch' ella non habbia voluto vederle. Rispose: Credo che altri che lui non l' habbia veduto; e poi quel mirare per quegli ochiali m' imbalordiscon la testa: basta, non ne voglio saper altro. Io risposi: V.S. iuravit in verba Magistri; e fa bene a seguitare la santa antichità.

Questo Cremonini volontariamente cieco, questo Cremonini per il quale il mondo dei filosofi è identico al contenuto dei testi di Aristotele, è un Cremonini molto popolare. Ha trovato - per quanto io ne sappia - la sua resurrezione grazie a Ernest Renan che ne faceva uso sia per il suo giudizio sull'aristotelismo padovano in genere ("insignificante come filosofia") sia specialmente sul Cremonini (autore di "discussioni fastidiose", eclettico superficiale, "ultimo scolastico", probabilmente anche rovinatore della scuola peripatetica in Italia). Più o meno lo stesso tenore d'espressione si trova anche nelle pagine di Cesare Cantù, di Francesco Fiorentino, e trova espressione molto forte anche nella sola ampia monografia ottocentesca sul Cremonini, quella di Léopold Mabilleau: incontriamo il Cremonini come uomo mediocre, come qualcuno contrario a ogni esperienza diretta, come personaggio che si autoeliminava dal numero dei filosofi, ostinatamente e consapevolmente ignorando la verità moderna per non dover rompere col passato. La più o meno stessa condanna per nostalgia peripatetica si trova anche da parte di Max Frischeisen-Köhler, Erminio Troilo, Eugenio Garin, Cléobule Tsourkas, Maria Assunta Del Torre, Serenella Bencini, Marialaura Soppelsa, Enrico Berti, Charles B. Schmitt, Michele Schiavone, Francesco Corvino, Tadeusz Blocian, Eckhard Keßler, Ugo Montanari, Domenico Bosco - e questo elenco di studiosi poco entusiastici del "filosofo" Cremonini, studiosi pubblicati fra gli anni sessanta del secolo scorso e gli anni novanta del nostro secolo, certamente non è completo. Io qui non Vi darò un elenco completo, né vi darò citazioni verbali dai relativi brani delle persone citate - poiché non voglio parerVi ancor più noioso del "filosofo" noioso kat' exochän, non desidero appunto sembrarVi più noioso di Cremonini stesso. Citerò Voi invece le parole di Bertolt Brecht, di un autore certamente meno noioso sia di me sia di Cesare Cremonini, parole di un lavoro teatrale nel quale troviamo il nostro Cesare Cremonini nella maschera del cieco veramente sul teatro, sul teatro nella maschera del "Filosofo":

IL FILOSOFO: Ci dia ragioni, Signor' Galilei, ragioni!
GALILEI: Le ragioni? Ragioni in un caso dove basta una occhiata sulle stelle e le mie notizie per mostrare il fenomeno?
<...>
IL FILOSOFO (grande!): Se intende trascinare nella merda Aristotele, Aristotele: una autorità rispettata non solo da tutti i filosofi antichi ma anche dagli eccelsi padri della chiesa: allora mi pare inutile continuare la discussione. Sono contrario alle discussioni senza fondamento reale. Basta.
GALILEI: La verità è la figlia del tempo, non dell'autorità.

Ho chiamato un filosofo scomodo il Cremonini. Ma: a prima vista questo Cremonini nella maschera del cieco pare di essere un filosofo molto comodo: utile quantunque si cerca un esempio per illustrare un modo di non filosofare, ma del resto: un filosofo certamente non inquietante.

Sarebbe così se il concetto che ha nei confronti del Cremonini il Gualdo, se questo concetto poi ripreso da tanti autori più tardi, se questa posizione fosse stata anche presa da quasi tutti, o almeno dalla maggioranza, o almeno da una significativa minoranza dei contemporanei del Gualdo e del Cremonini. Ma non è così. Invece: Tanto denaro, tanta lode: Già otto anni dopo la sua venuta a Padova, ed ancora come ordinarius secundo loco è stimato come il più eccelso dei filosofi padovani, e di espressioni di grande stima ce ne sono tantissimi anche dopo: l'entusiasmo del Naudé, la lode del Cremonini come "hac ætate philosophorum princeps", "Genius philosophiæ", con un giudizio che era "divinum in asserenda veritate", il più grande dei filosofi peripatetici latini. Lodavano il Cremonini come stragrande filosofo anche il Tomasini, Troilo Lancetta, Giulio Ronconio, Giovanni Imperiale, Lorenzo Crasso, ma anche - e certamente senza avere potuto incontrarlui personalmente - Paul Freher, Daniel Morhof, Giovanni Maria Crescimbeni, Ferrante Borsetti, Jakob Brucker, Luigi Ughi. Sarebbe forse possibile, che il giudizio degli autori che erano ancora in contatto personale col Cremonini era stato mitigato e addolcito dal suo carisma personale, ma anche se fosse così resterebbero troppi i giudizi positivi degli altri sul filosofo centese, giudizi per una certamente non esigua parte di autori viventi nei tempi delle filosofie postperipatetiche, delle filosofie moderne, giudizi positivi dalla seconda parte del Seicento, ma anche da ambedue metà del Settecento, e persino dall'inizio dell'Ottocento.

Situazione certamente non semplice da gestire. È difficile o impossibile assumere che hanno ragione ambedue le parti, quelli che dannano il Cremonini come non-filosofo e quelli che lo esultano come filosofo. Assumere due tipi di razionalità, una razionalità vigente nel 1611, quando scriveva il Gualdo poi inesistente (o almeno quasi invisibile), e ritrovata poi da Renan, una razionalità secondo la quale il Cremonini risulta come filosofo irrazionale, ed una altra razionalità, vigente dal 1612 per quasi due secoli, secondo la quale sarebbe lecito ignorare fatti empirici, secondo la quale non c'è verità fuori dai libri vecchi - questo non vale, è troppo contrario a troppe cose che sappiamo della continua storia della filosofia di tutti quei secoli.

Questo "Cremonini nella maschera del cieco" ci presenta un problema. Questo "problema Cremonini" ci costringe a riflettere su che cosa sia stata e che cosa sia la razionalità filosofica, razionalità filosofica nel passato ed oggi. Ci costringe a chiederci su quali ragioni siano stati fondati nel passato e sono stati fondati oggi i giudizi sul valore o meno di un filosofo, sul valore o meno di una filosofia. Ci induce a chiederci se ci sia o no un mondo comune a tutte le filosofie o se ci siano plurimi mondi filosofici, ben separati fra essi, così lontani fra essi da non poterci esse alcuna comunicazione filosofica. E, se fosse così: è licita o no, è forse persino necessaria o no la conclusione, che ci dobbiamo chiedere se sia necessario rispondere a tale situazione con l'abbandonare non solo l'unità delle razionalità filosofiche, ma anche l'unità della storia delle razionalità filosofiche.

Questo "Cremonini nella maschera del cieco", figura sul teatro filosofico per più di tre secoli e mezzo: un filosofo molto scomodo: lo è certamente.

Lo lascerò così; continuerò col Cremonini in un'altra delle sue maschere:

Maschera seconda: La maschera del Libertino ossia Ateo

Le difficoltà che aveva il Cremonini con l'inquisizione, i dubbi che avevano alcuni dei suoi contemporanei dalla sua fede personale, ed i problemi che ne risultavano per il Cremonini, sono ben conosciuti, e la nostra conoscenza ne è cresciuta non poco per le recenti contribuzioni di Antonino Poppi su questo argomento ed anche per la comunicazione di ieri di Maurizio Sangalli.

Per lungo tempo la grande maggioranza di coloro che scrivevano sul Cremonini erano dell'opinione che egli abbia creduto che l'anima personale degli uomini fosse mortale, che non esiste una immortalità personale umana. Ho l'impressione, che dopo le pagine di Kennedy e di Kuhn, autori che ambedue argomentavano - anche se con argomenti diversi - che il Cremonini credeva, sì, nell'immortalità personale, mi sembra, che questa disputa resta chiusa (almeno per il momento), e che l'interesse per l'ortodossia o eterodossia personale del Cremonini sia svanito. E non mi spiace, poiché essere giudice sulla fede dei morti a mia vista non fa parte degli doveri degli storici. Tutt'altra cosa sono gli investigazioni delle cause della fama del Cremonini come filosofo eterodosso e dei effetti di questa fama.

Ma: questo interesse nell'ortodossia o eterodossia del Cremonini c'era. E c'erano ragioni per questo interesse. Le ragioni per l'interesse di Renan ed i suoi seguaci non sono troppi scuri: Poter presentare un altro esempio storico per una filosofia ed una scienza che sono fuori dal contesto religioso, per una filosofia "laica" ed una scienza "laica". Visto così si tratta di un fenomeno nel contesto delle dispute fra cultura laica e cultura cattolica nell'Ottocento e nel Novecento. Vista così la questione pare superata, e di interesse solo per quelli che si occupano della storia intellettuale del secolo scorso e del nostro. Ma: anche per coloro fra noi che hanno interessi soltanto nel Cinquecento e nel Seicento, questa disputa sul luogo celeste o infernale del anima del Cremonini può servire come esempio che la posizione propria che abbiamo nelle dispute del nostro proprio tempo può influire non solo sulla nostra scelta dei soggetti, autori, e testi cinquecenteschi e seicenteschi studiati da noi, ma può anche influire sui nostri modi di studiare quei testi. E visto così, il Cremonini nella maschera del libertino ossia ateo è un esempio scomodo.

Ed inoltre ci sono quelli autori che si occupavano della ortodossia o eterodossia del Cremonini prima di Renan. Meritano essere studiati anche loro. Ed almeno io resto spesso perplesso quando sono confrontato coi loro testi. Ho l'impressione, che non sappiamo ancora abbastanza del "libertinismo filosofico" del Seicento e Settecento per capire veramente l'influsso di questa corrente intellettuale sui studiosi della storia della filosofia che scrivevano in quel periodo, e questo, mi pare, vale sia per i "vecchi" storici cattolici sia per i protestanti, sia per gli "atei". Mi sembra che l'esempio del trattamento del Cremonini da questi autori ci mostra che non sappiamo ancora abbastanza sui nostri primi predecessori come studiosi del Cremonini. Almeno per me il Cremonini anche qui serve come filosofo scomodo. E mi aspetto molto dalla versione a stampa della comunicazione da parte di Françoise Charles-Daubert su "Cremonini e il libertinismo francese nel secolo XVII-XVIII" che era prevista per le ore 11:30 di oggi.

Ma c'è ancora di più in questo contesto del Cremonini eterodosso o ortodosso: Se hanno ragione coloro che credono nell'ortodossia del Cremonini, in questo caso invece del "Cremonini nella maschera del libertino ossia ateo" abbiamo "il Cremonini nella maschera del buon cristiano". E questo "Cremonini nella maschera del buon cristiano" ci pone nuovi problemi: Un Cremonini ortodosso ci costringe a riflettere sul "status" della sua filosofia: una filosofia propugnata da lui con molta forza, che era allo stesso tempo una filosofia della quale era convinto che era - almeno parzialmente - falsa. Ci costringe a chiederci se dobbiamo interpretare questo aristotelismo forte e quasi monumentale come esempio di una filosofia eclettica, e se dobbiamo vedere emergere la scuola filosofica degli eclettici molto prima che lo facciamo di solito. Un Cremonini eclettico ci costringerebbe ad accettare la possibilità dell'esistenza di una filosofia eclettica sistematica o filosofia sistematica eclettica, e così ci incita a nuove riflessioni su che cosa sia stato l'eclettismo filosofico. E perciò anche in questa sua maschera il Cremonini rimane un filosofo scomodo.

E penso, che lo rimane anche nella sua prossima maschera.

Maschera terza: La maschera del Rigorista razionale

La forte razionalità che si trova nella filosofia del Cremonini è stata affermata per quanto mi sia noto per la prima volta - e con argomenti moto validi - da Carlo Giacon, io ho provato da riaffermare questa forte razionalità nel mio libro sul Cremonini stampato nel 1996 - e le reazioni sono state da molto più favorevoli di quel che speravo e di quel che mi aspettavo. Sono persino stato invitato a questo convegno qui ... .

Anche questo "Cremonini nella maschera del rigorista razionale" è un filosofo scomodo non da poco: Se il rifiutarsi del sincronizzarsi con la scienza contemporanea, se l'attacco contro tutte o quasi tutte le tesi che hanno una data dopo la morte di Aristotele, se per esempio il respingere non solo l'ipotesi copernicana ma anche quella tolemaica, se tutto questo risulta dall'insistere sulla necessità di un certo (ed a prima vista non esagerato) livello di razionalità: se questo è vero, dobbiamo farci domande sul valore della razionalità ed anche sulla consistenza o no fra razionalità e la possibilità di un progresso scientifico. O ci convertiamo tutti in Feyerabendiani convinti, oppure cerchiamo altre soluzioni. Penso, che una delle soluzioni non feyerabendiani è lo studio dei plurimi livelli di esigenza di certezza e di esigenza di razionalità che esistevano nelle filosofie del tardo rinascimento. A mio avviso è una strada percorribile, però è anche una strada a pagamento: se la prendiamo dobbiamo probabilmente accettare una pluralità di razionalità, ed inoltre probabilmente dobbiamo renderci conto, che magari la scelta della più rigorosa razionalità qualche volta non è la scelta migliore. E questo forse non resterà senza ripercussioni per i nostri concetti di razionalità in genere.

Dunque: anche questo "Cremonini nella maschera del rigorista razionale" ha aspetti di un filosofo scomodo.

E, poi, vale forse la pena di ripetere, che - nonostante la sua forte e rigorosa razionalità - il Cremonini stesso era dell'opinione, che la sua filosofia anche nelle parti dove non era contraria alle verità cristiane era una filosofia senza garanzia di verità: la sua filosofia è lontana dal finzionalismo di un certo tipo di astronomi, ma nonostante questo lui la vede soltanto come una di plurime filosofie possibili - anche se la vede come la sola filosofia possibile conosciuta da lui. Il Cremonini è rigorista razionale, ma è anche, e allo stesso tempo, filosofo scettico. Ci da così un esempio per un tipo di scetticismo che ha poco in comune con lo scetticismo nella tradizione sia di Sextus Empiricus sia di Cicerone. Ci mostra che era possibile nel tardo rinascimento essere peripatetico convinto e scettico allo stesso tempo. E cosi ci da (di nuovo) occasione di riflettere sulle pericoli di miopia intellettuale che incontriamo quando studiamo filosofi del rinascimento soltanto come filosofi appartenenti a una sola delle correnti filosofiche che c'erano in quei tempi - miopia intellettuale della quale sono stato afflitto, l'ammetto, anch'io. E cosi almeno per me il Cremonini anche sotto questo aspetto è stato un filosofo scomodo.

Le maschere del Cremonini sulle quali ho parlato finora erano tre maschere diverse, ma non erano senza rassomiglianza fra loro: erano tutti maschere di un filosofo peripatetico. Questo invece non vale per la prossima maschera della quale parlerò.

Maschera quarta: La maschera a più volti: del Letterato, dell'Oratore, del Professore, del Filosofo non limitato dal aristotelismo

Il Cremonini era un filosofo peripatetico, ed è probabilmente fra tutti i filosofi peripatetici il filosofo più volte accusato di peripateticismo esagerato. Ma era non solo un filosofo peripatetico.

Era anche un letterato, e da qualche tempo è anche stato studiato come letterato. Negli atti del Convegno centese del 1984 troviamo il saggio di Ugo Montanari sul"L'opera letteraria di Cesare Cremonini" coll'edizione delle "Nubi" ed estratti da altre opere liriche del Cremonini. Dobbiamo a Lina Bolzoni lo studio della controversia ferrarese tra Patrizi e Cremonini sulla teoria della poetica. Non sono finora riuscito a vedere i saggi di Bergonzi su Cesare Cremonini come letterato, ma secondo le bibliografie esistono. Ed abbiamo avuto ieri mattina come prima delle relazioni dei ricercatori quella di Antonio Daniele sulla disputa tra Alessandro Tassoni, Cesare Cremonini e Giuseppe degli Aromatari. Fioriscono ovviamente non solo gli studi sul Cremonini filosofo ma anche gli studi sul Cremonini poeta. Come studioso della storia della filosofia mi mancano tutti i reflessi dello studioso della storia della letteratura, ma è ovvio che anche gli studiosi del Cremonini filosofo non possono ignorare il Cremonini letterato. Verità poetiche ovviamente non sono trattabili allo stesso modo come le verità filosofiche, ma quando un autore è ambedue le cose: autore di opere letterarie ed autore di opere propriamente filosofiche, ci dobbiamo chiedere sul nesso fra ambedue corpi di produzione e fra ambedue tipi di verità. Il Cremonini letterato fa più complicato lo studio del Cremonini filosofo, aggiunge una dimensione in più, costringe noi storici della filosofia che ci occupiamo di lui di lavorare con un genere di testi col quale di solito non lavoriamo (almeno non noi in Germania), quindi ci rende di nuovo scomodo il Cremonini.

Il Cremonini letterato aggiunge complessità al Cremonini filosofo. Lo stesso vale per il Cremonini oratore: oratore filosofico, rappresentante in politica universitaria, oratore politico per la sua città di nascita, ... . Il Cremonini oratore è tutt'altro che un "normale" commentatore di Aristotele.

Gran parte delle sue orazioni le ha tenuto come rappresentante dello Studio di Padova, come professore. Ed abbiamo anche tante altre tracce di questo Cremonini professore, e studiando il Cremonini professore abbiamo occasione di studiare il contesto universitario reale del Cremonini filosofo a Padova: il Cremonini professore è molto più di un commentatore di Aristotele; lo studio del Cremonini professore ci rende visibile e vivo un personaggio reale, complesso, e ci rende vivo il contesto che dobbiamo conoscere se vogliamo capire le sue opere filosofiche. Ieri pomeriggio per esempio Giuseppe Ongaro ci ha dato una relazione molto detagliata sulla basi del"la controversia tra Pompeo Caimo e Cesare Cremonini sul calore innato". Il Cremonini professore ci da un esempio che qualche volta non basta leggere opere filosofiche per capire un autore filosofico: Ed anche così il Cremonini è un filosofo scomodo.

Ma anche se leggiamo soltanto le sue opere filosofiche, dobbiamo renderci conto, che si tratta non solo di opere di filosofia semplicemente peripatetica. La ricchezza del "Tractatus de pædia", di questo testo che va oltre lo solito cerchio aristotelico è stata studiata più volte, Luigi Olivieri ha insistito con ragione sulla complessità della Prolusione cremoniniana del 1591, da qualche giorno è stampata la lettura a fondo che Antonino Poppi ci ha dato di questa orazione, e ieri pomeriggio Luigi Olivieri ci ha presentato una relazione su "Cremonini e Harvey fra nuova scienza e difesa della biologia aristotelica" che ci ha anche mostrato anche di nuovo che Cremonini era un aristotelico, ma non era un aristotelico unidimensionale, che le sue dottrine avevano efetti inaspetati. Abbiamo incontrato di nuovo un Cremonini filosofo complesso e perciò di nuovo non comodo.

Vi ho parlato di un Cremonini a tante maschere, e di un Cremonini in tante maschere spesso scomodo per coloro chi si occupano di lui. C'era:

Il Cremonini nella maschera del cieco: un Cremonini che ci forza a riflettere sul unità o non-unità della filosofia e della razionalità e sulla possibilità o meno dell'unità della storia delle razionalità filosofiche.

Il Cremonini nella maschera del libertino ossia ateo ed e o nella maschera del buon cristiano: un Cremonini che ci induce a riflettere sulla misura nella quale sono prefigurati i nostri studi sul passato dalla nostra posizione in dibattiti a noi contemporanei; inoltre un Cremonini che ci mostra che forse non capiamo ancora abbastanza i "vecchi" studiosi del pensiero del Cremonini; ed inoltre un Cremonini che ci invita a provare se ci serve un concetto di filosofia eclettica che è più ampio del solito concetto che si ha di questa corrente filosofica.

Il Cremonini nella maschera del rigorista razionale: un Cremonini che ci costringe a riflettere di nuovo, sulla pluralità delle razionalità e di studiare le teorie rinascimentali dei vari livelli di certezza e razionalità; inoltre un Cremonini che ci induce ad accettare che un filosofo rinascimentale può appartenere a plurimi correnti filosofiche allo stesso tempo.

Il Cremonini nella maschera a più volti: un letterato che invita gli studiosi della storia della filosofia a leggere testi lirici e drammatici, e che invita gli studiosi della letteratura a leggere testi filosofici; un oratore che ci mostra un autore che agiva anche lontano dalla sua scrivania e fuori delle aule universitarie; un professore, che ci induce a studiare il contesto reale di un filosofo universitario; un filosofo non limitato dall'aristotelismo, che pare consigliarci di non limitarci nello studio della filosofia di un peripatetico allo studio di testi puramente peripatetici.

Tutto questo fa di Cremonini un personaggio complesso. Ma a mio avviso significa anche, che il Cremonini è un soggetto ideale per studÓ su tanti aspetti della cultura intellettuale del tardo rinascimento; a mio avviso lui - che nel passato appariva a tanti come autore molto noioso - specialmente per tutte sue scomodità è uno dei più interessanti autori che si possano studiare.

All'inizio della mia relazione Vi ho promesso di non dire niente di nuovo. Ed ho parlato soltanto di studi già conosciuti sul Cremonini. Ma sappiamo del Galilei parlando delle lettere dell'alfabeto, che si possono fare cose diverse, e qualche volta persino cose interessanti, ricombinando cose già conosciute. E sono sicuro che - anche se pensaste che la mia relazione fosse stata noiosa - siete d'accordo con me: il Cremonini non è un filosofo noioso.

Non mi resta che ringraziarVi per la Vostra pazienza. Finirò questa mia relazione con una prima, unica e breva citazione di un testo cremoniniano: cito dalla sua orazione al serenissimo prencipe Antonio Priuli:

"Ho detto."

Grazie!


Ringrazio Rita Mascis per i suoi lavori per trasformare il mio testo originale in un testo piu rassomigliante a un testo italiano.



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